Il volto umano dei mondi virtuali
Piattaforme 3D come World of Warcraft (WoW) e Second Life (SL) attirano sempre di più l’attenzione dei sociologi di tutto il mondo, che vedono nei metaversi dei veri e propri laboratori.
I ricercatori sono infatti convinti che studiando i comportamenti delle persone all’interno dei mondi virtuali sia possibile analizzare aspetti particolari della nostra vita reale, comprendere concetti importante sul nostro io o le idee alla base delle scelte messe in atto dai governi. Ma c’è anche chi guarda a come la gente agisce nei mondi online per confrontare questi comportamenti con quelli della vita reale.
Queste realtà virtuali rappresentano un grande potenziale per chi studia la nostra società, in quanto permettono di superare agevolmente gran parte dei problemi che normalmente si devono affrontare quando si conducono inchieste e sondaggi nella vita vera. Il dottor William Bainbridge, dell’US National Science Foundation, ha spiegato per esempio che condurre una ricerca all’interno di questi mondi elimina il problema del reclutamento dei soggetti e dei finanziamenti: le persone da studiare sono già tutte lì dentro, online, e la realizzazione dello studio nei mondi 3D ha costi bassissimi.
I sociologi che hanno già avviato analisi sull’interazione in SL riferiscono che mediamente chi vive la seconda vita agisce in questa come nella prima: le idee e i comportamenti della real life vengono travasati anche in-world. Sia in SL che WoW, spiegano gli scienziati, è possibile osservare come le persone riproducono la propria identità, ovvero quale immagine di sé cercano di trasmettere agli altri membri della comunità. Non ultimo, simulando conflitti e problemi che coinvolgano vari gruppi, è possibile immaginare come gli individui reagirebbero in analoghe situazioni nella vita reale.
(Nella foto, un avatar di fronte a una delle opere di Pallamaio (utente Flickr) esposte alla mostra Half Humans in Second Life)




